Lisa Malasoma

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Alimentazione incontrollata: di cosa si tratta?

Se ne parla poco, ma l’alimentazione incontrollata o (binge eating disorder) è un disturbo molto diffuso nel nostro paese. La scarsa conoscenza di questo problema, può portare le persone che ne soffrono ad attribuire le cause alla loro scarsa forza di volontà.

Cos’è il disturbo da alimentazione incontrollata?

Chi soffre di questo disturbo manifesta comportamenti bulimici di abbuffata non seguiti da uso regolare di comportamenti di compenso (vomito autoindotto, abuso di lassativi/ diuretici, digiuno o attività fisica eccessiva), non segue un piano alimentare specifico e tende a mangiare in modo incontrollato anche al di fuori delle abbuffate. In generale, l’episodio bulimico si caratterizza per l’enorme quantità di cibo, piuttosto che per il desiderio di un particolare cibo.

I sintomi dell’alimentazione incontrollata

Il DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha riconosciuto nel 2013 il disturbo da Binge Eating o  disturbo da alimentazione incontrollata come categoria diagnostica distinta. Per la diagnosi, è necessaria la presenza di almeno un episodio bulimico oggettivo alla settimana per 3 mesi:

Ricorrenti episodi di abbuffate, caratterizzate dai seguenti aspetti:

  • mangiare, in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore a quella che la maggior parte degli individui mangerebbe in circostanze simili
  • sensazione di perdere il controllo 

Gli episodi di abbuffata sono associati a tre (o più) dei seguenti aspetti:

  • mangiare molto più rapidamente del normale
  • mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni
  • mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati
  • mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando
  • provare disgusto verso sé stessi, depressi o eccessivamente in colpa dopo l’episodio

Marcato disagio verso le abbuffate

La prevalenza di questo disturbo nella popolazione con più di 18 anni di età tra femmine e maschi, è circa dell’1,6% e 0,8% rispettivamente, mentre negli individui con obesità è circa del 10%. Spesso sembra insorgere nell’ìadolescenza ed essere associato ad eventi stressanti.

Quali rischi possono seguire all’alimentazione incontrollata?

I fattori di rischio per il disturbo da alimentazione incontrollata vengono identificati in due classi:

  • quelli che aumentano il rischio di sviluppare un disturbo mentale in generale (familiarità di episodi depressivi nei genitori, storia pregressa di disturbi mentali, problemi relazionali familiari, storia riferita di abusi fisici, emotivi, sessuali, valutazione negativa di sé)
  • fattori che aumentano il rischio di sviluppare una condizione di obesità (obesità nell’infanzia, esposizione ripetuta a commenti sull’aspetto corporeo, peso e alimentazione), alimentazione incontrollata nell’infanzia

Oltre ad una serie di complicanze fisiche, tra cui il maggior rischio di sviluppare alcune componenti della sindrome metabolica (obesità addominale, ipertensione arteriosa, alterata glicemia a digiuno…); i soggetti con disturbo da alimentazione incontrollata sperimentano dei problemi psicologici rilevanti, tra cui i più comuni sono: l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, bassa autostima, sintomi depressivi e ansia. Le persone con disturbo da alimentazione incontrollata riportano spesso difficoltà interpersonali di varia natura e in alcuni casi può coesistere anche un disturbo da uso di sostanze o di alcol.

Il comportamento alimentare delle persone con disturbo da alimentazione incontrollata è quasi sempre influenzato da eventi di vita e cambiamenti emotivi associati: spesso il cibo viene usato come distrazione da eventi negativi e può aiutare a gestire ed attenuare difficoltà emotive. Diventa, dunque, una fonte di gratificazione.

L’abbuffata, dopo un’iniziale sensazione positiva , genera spesso sensi di colpa, umore negativo e ansia, che a sua volta possono innescare un ulteriore episodio bulimico.

( Dalle Grave, 2014).

Come curare l’alimentazione incontrollata

La  terapia cognitivo-comportamentale è la psicoterapia più consolidata per il trattamento del disturbo di alimentazione incontrollata. Il trattamento, che deriva da quello per la bulimia nervosa, ipotizza che gli episodi bulimici siano mantenuti principalmente da un’alimentazione irregolare ed eccessiva e da un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo.

L’obiettivo terapeutico, dunque, mira ad aiutare il paziente nella regolarizzazione dell’alimentazione e a ridurre l’importanza attribuita al peso e alle forme del corpo nella valutazione di sé.

Come tutti i disturbi del comportamento alimentare, il disturbo da alimentazione incontrollata necessita, per il suo trattamento, di un approccio multidisciplinare che preveda una collaborazione di più professionisti: psicoterapeuta, dietologo, psichiatra  (se necessario).


BIBLIOGRAFIA:

  • Fairburn C.G. (2008). La terapia Cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Edizione italiana a cura di Carrozza A. e Dalle Grave R. Eclipsi, 2010
  • Dalle Grave, R. (2014). Disturbo da Alimentazione incontrollata. Che cos’è. Come affrontarlo. Verona: Positive Press.
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Lisa Malasoma

Psicologa Psicoterapeuta Iscritta all'ordine degli psicologi N°5557

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