Il disturbo di Panico è una condizione molto comune e spesso debilitante, che peggiora la qualità di vita interferendo con le normali attività quotidiane delle persone che ne soffrono. Solitamente esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, soprattutto in risposta ad eventi stressanti.
I Sintomi dei disturbi di panico
I disturbi di panico si caratterizzano per la presenza di ricorrenti attacchi di panico inaspettati (DSM 5, 2013). Un attacco di panico consiste nella comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano 4 o più dei seguenti sintomi:
- palpitazioni
- sudorazione
- tremori
- dispnea o sensazione di soffocamento
- dolore al petto
- nausea o disturbi addominali
- sensazione di vertigine, testa “leggera” o svenimento
- brividi o vampate di calore
- parestesie (sensazione di torpore o formicolio)
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)
- paura di perdere il controllo o “impazzire”
- paura di morire

Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese (o più) da uno o entrambi i seguenti sintomi: preoccupazione per l’insorgere di altri attacchi e comportamenti protettivi di evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene (es evitamento di attività fisica intensa o situazioni nuove).
Conseguenze degli attacchi di panico
Queste condizioni possono determinare una vera e propria Agorafobia: ovvero Ansia relativa al trovarsi da soli in luoghi o situazioni dai quali sia difficile o imbarazzante allontanarsi oppure dove sia difficile o impossibile ricevere aiuto nel caso in cui si verifichino i sintomi di un attacco di Panico (mezzi di trasporto; spazi aperti; luoghi chiusi; stare in fila o tra la folla; essere fuori casa da soli).
Solitamente i primi attacchi di panico si verificano in concomitanza a periodi di vita stressanti: separazioni, perdita di una persona significativa, cambiamenti di vita o di ruolo,essere vittima di abuso sessuale…
Gli approcci cognitivi più rilevanti per la comprensione del disturbo di Panico sono quelli formulati da Reiss &Mc Nally (1985) sulla sensibilità all’ansia e il modello cognitivo di Clark (1986).
- Sensibilità all’ansia e credenze associate alla sensazione di Arousal (attivazione): con il termine ANXIETY SENSIBILITY (Sensibilità all’ansia) si intende la paura delle sensazioni associate all’attivazione del sistema nervoso autonomo (tra cui palpitazioni, dolore al petto, dispnea, sudorazione..) che possono insorgere in conseguenza ad uno stato ansioso, ma anche in condizioni neutre (deprivazione di sonno, attività fisica intensa, febbre…).Tali paure derivano dalle credenze sulle conseguenze di queste sensazioni.
Le persone con alta sensibilità all’ansia, manifestano credenze catastrofiche relative alle sensazioni di arousal (pensano di poter morire o impazzire), tendono ad evitare le situazioni e le attività che potrebbero provocare le sensazioni temute e controllano ripetutamente le proprie sensazioni corporee (Schmidt et al., 1997)
Sembra che L’attacco di panico possa incrementare l’elevata sensibilità all’ansia (Goldstein & Chambless, 1978) e che i Soggetti con elevata sensibilità all’ansia siano a rischio di sviluppare attacchi di panico, specialmente durante periodi di stress (Maller & Reiss, 1992; Taylor, 1999). Inoltre, alcuni studi retrospettivi (Ehlers, 1993; Stewart et al., 2000; Watt et al., 1998) suggeriscono che alcuni comportamenti genitoriali possono contribuire a un’elevata sensibilità all’ansia
- Modello Cognitivo di Clark : secondo questo modello, nei pazienti con disturbo di Panico, si crea un circolo vizioso generato da interpretazioni erronee e catastrofiche di sensazioni di arousal innocue.

Quando si provano queste sensazioni (dovute ad una varietà di casi), si potrebbero interpretare erroneamente in modo catastrofico (per esempio come un segnale di morte o perdita di controllo) e generare, cosi, un incremento dell’ansia e delle sensazioni sperimentate (ad es. palpitazioni più forti). Tutto questo porta la persona ad allarmarsi ulteriormente, aumentando a sua volta, l’intensità delle sensazioni d’ansia fino ad innescare un vero e proprio “circolo vizioso” che culmina nell’attacco di panico.
Questo modello amplia il precedente spiegando i processi attraverso cui si verificano gli attacchi di panico e presume che gli individui che hanno una predisposizione al disturbo di panico abbiano anche un’elevata sensibilità all’ansia.
Disturbo di panico: come curarlo
Ad oggi, la forma di psicoterapia che si è dimostrata essere più efficace è la terapia Cognitivo-comportamentale, che ha l’obiettivo di interrompere i circoli viziosi del disturbo.
Il lavoro terapeutico si avvale di tecniche cognitive, comportamentali ed esperenziali.
- Tecniche cognitive: le tecniche cognitive mirano alla modifica dei pensieri automatici negativi (es., mi verrà un infarto, sverrò, impazzirò…), identificando insieme al paziente gli specifici pensieri catastrofici ricorrenti
- Tecniche comportamentali: l’insieme di questetecniche mira, invece, alla modifica de i comportamenti disfunzionali che mantengono il disturbo: tra cui i comportamenti di evitamento delle situazioni temute e quelli “protettivi” ( essere sempre in compagnia di qualcuno, avere dietro le gocce di ansiolitico, avere con se il telefono…). L’obiettivo è quello di aiutare il paziente ad esporsi gradualmente alle situazioni temute e alle sensazioni fisiche che lo preoccupano, con esercizi svolti sia insieme al terapeuta, sia in autonomia.
- Tecniche esperienziali: le tecniche di ultima generazione della terapia cognitivo-comportamentali possono essere molto utili per insegnare al paziente strategie più efficaci di gestione dello stress e di emozioni spiacevoli. Tra queste vi sono le tecniche di rilassamento ( tra cui l’utilizzo della minfulness) e le tecniche tipiche della terapia ACT (Acceptance and Commitment Therapy)
BIBLIOGRAFIA
- Gallagher, M. W. et al. (2013). Mechanisms of change in cognitive behavioral therapy for panic disorder: The unique effects of self-efficacy and anxiety sensitivity. Behaviour Research and Therapy, 51, 767-777.
- Taylor, S. (2006). Disturbi di panico. Monduzzi